ENAKAPATA

La Storia

Un haiku per raccontare la famiglia. Un insieme di connessioni tra persone che rendono la vita più degna di essere vissuta

Luca Moretti

 

Il titolo della mia storia è Enakapata. È una parola che alcuni anni fa inventammo con mio padre e mio fratello come titolo per un libro che avevamo scritto. Il nostro intento era di trasformare un’espressione gergale, è una capata, in una parola che foneticamente si avvicinasse al giapponese. Il significato intrinseco di Enakapata è quello dello stupore, del rimanere colpiti per qualcosa o per un evento, insomma un’esclamazione forte.

La sua vera forza però sta soprattutto nel farmi ricordare il bellissimo viaggio in Giappone fatto nel 2008, una di quelle esperienze che in un certo qual modo ti cambiano per sempre. Passare un mese a Tokyo mi ha fatto scoprire tanto della cultura giapponese ma mi ha anche fatto capire alcune cose su me stesso.

L’idea dell’haiku come forma espressiva mi è sempre piaciuta, secondo me esplicita molto bene un certo tipo di estetica giapponese. La Forma e il Contenuto, ma anche la Forma è il Contenuto. In tre versi, con una metrica molto semplice, 5-7-5, nel corso dei secoli sono state create composizioni che oltre ad un valore prettamente poetico ne affiancavano un altro che si potrebbe definire educativo, inteso come trasmissione di conoscenza.

Detto della forma veniamo al contenuto. Per me il concetto di famiglia è sempre stato un punto centrale, si tratta di un insieme di connessioni tra persone, non necessariamente consanguinee, che rendono la vita degna di essere vissuta, penso che è il modo in cui interagiamo con gli altri a definirci come essere umani.
Una delle connessioni più importanti della mia vita è sicuramente quella col mio amico Renato Della Corte, è lui che ha realizzato la traduzione in giapponese del mio haiku.

Scrivere è un modo per raccontarsi. È qualcosa che fai principalmente per te stesso, per mettere nero su bianco una parte di ciò che sei. Ma, come qualsiasi altra forma di comunicazione, è anche un modo per trasmettere qualcosa agli altri.

Potrei dire che il mio pubblico sono gli appassionati di poesia, gli amanti della cultura giapponese, magari le due cose messe insieme, ma alla fine non sarebbe tutta la verità. Credo che una storia per essere considerata una buona storia debba essere una in cui ci si possa immedesimare, soprattutto quando il messaggio che veicola è personale.

Non sta a me giudicare se la mia storia sia buona o meno, la mia speranza naturalmente è che questo piccolo pezzo di me raggiunga più persone possibili.

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